L’incertezza del dopoguerra

La guerra sta svolgendo al termine, siamo a un punto di svolta. L’esercito iracheno è a pochi metri dal centro di Mosul. Si avvicina la fine della sanguinosa guerra contro il gruppo Stato islamico (Is). Il capo della polizia federale ha annunciato che le forze irachene controllano il ponte di ferro sul fiume Tigri, e che si trovano ormai ad appena 800 metri dalla Grande moschea, il luogo dove il leader dell’Is Abu Bakr al Baghdadi fece la sua prima e ultima apparizione per proclamarsi califfo dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante.

Sorge dunque un grosso interrogativo su quello che sarà il futuro dell’Iraq. La nazione appare adesso in forte stato di debolezza, non è chiaro a nessuno quale saranno le posizioni adottate dagli uomini di potere che adesso sono tutti coalizzati contro il nemico comune, lo Stato Islamico. Inoltre, si teme che il cambio di presidenza negli Stati Uniti esponga l’Iraq ad un nuovo controllo politico manovrato dalla potenza americana, che potrebbe usare il controllo del paese per fare guerra all’Iran. Intanto, come riporta Internazionale “Il primo ministro Haider al Abadi è da poco tornato da un’importante visita negli Stati Uniti, dove ha incontrato il presidente Donald Trump e i suoi collaboratori. Non ha dichiarato nulla, ma sembra che Washington comincerà a fare pressioni sull’Iran dall’Iraq chiedendo una riduzione delle milizie sciite (sostenute da Teheran) dopo la fine della battaglia di Mosul.”

Sicuramente nei prossimi mesi l’Iraq si risveglierà dalla fine del conflitto con le ferite che lascia una guerra e con una situazione politica confusa e per niente chiara. Risolvere quest’incertezza, sarà il primo passo per una ricostruzione solida del paese.

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