Villaggio “La Vela” – Castiglione della Pescaia (GR)
6th -17th of August 2014

 

HISTORY OF THE INTERNATIONAL CAMP
The International Camp is a significant event where young people from different Countries, religions and cultures can share their life and grow up together.
Since more than 20 years, following Giorgio La Pira’s ideas about “building bridges of peace, unit and religion”, relationship of friendship have been created with different Russian realities and institutions, in particular with the International Institution of Moscow. For this reason some participants will come from Russia, in particular Orthodox Christians from Moscow and St. Petersburg.
Besides, after our pilgrimage to the Holy Land in 2003, we resumed La Pira’s commitment to persecute the ancient Isaiah’s path regarding the peace in Jerusalem between Jews, Muslims and Christians. In this sense, young Muslims, Christians and Jewes from Palestine and Israel will be present at the Camp.
To make the dialogue and the confrontation richer and more intercultural, up the the historical urgency of emerging countries, in recent years the participation has been extended to young people from Africa as well.

DAILY ACTIVITIES
The Camp is an “integral” life experience, in which every person is helped to grow up as an individual and as a member of a community. Everyday life will be divided among reflection moments (in which anyone can contribute to the common dialogue sharing personal opinions, ideas, culture, values about the chosen topic, also thanks to the intervention of professional lecturers), playing moments (included several hours on the seaside), moments of prayer (that comprise each religion’s specific rites: Jews’ opening of Shabbat, Christians’ Holy Mass, Muslims’ Jumu’a). Every kind of activity in the camp is lived in a communitarian way, in order to create and improve dialogue among different cultures and religions, but starting from the people.

THEME
Following the current global events, we will examine the situation of young people around the world, especially in those countries and areas in which massive social and political changes occurred. We will focus on different aspects regarding youth activism and its modalities: from a psychological point of view, what are today’s hopes, turmoils and projects, and how these are faced by young people; from a social and political point of view, we will examine situations in which youth’s contribution has been pivotal in major changes (both in a revolutionary way, with protests and demonstrations, and in an istitutional way, with youth’s participation to the life of political parties, of socially committed association, etc.), while examining as well situations in which this contribution is lacking and why; from a religious point of view, we will try and determin what kind of role istitutional religions have in forming young people acts and ideas in said activism.

Ricordi, volti e sorrisi del Campo Internazionale 2013.

 

Memories, faces and smiles of the International Camp 2013.

 

I giovani che hanno partecipato al Campo Internazionale riflettono sull’esperienza che hanno vissuto al Villaggio “La Vela”, cosa si aspettavano prima di partire e cosa è rimasto loro una volta tornati a casa, dopo aver vissuto insieme a persone tanto diverse per cultura, contesto sociale e politico, religione.

 

 

 

Young people who joined the International Camp reflect about the experience they lived in “La Vela” Village, what their expectations were and what the camp left them once back home, after having lived with people with different cultures, social and political contexts, religions.

 

 

Sentirsi a casa nel mondo

Incontri e testimonianze all’insegna della comprensione reciproca e di un’amicizia che superi le barriere.
All’incontro interverranno: Magreth Anicet, Hamdan Al-zeqri, Fra Matteo Brena, Lamberto Piperno Corcos, Izzedin Elzir.
Dopo i lavori, tutti insieme per un’apericena! Non mancare!

L’incontro si terrà presso Centro Internazionale Studenti “G. La Pira”, in via dei Pescioni 3 dalle ore 16.

Dal 17 al 24 novembre scorso un gruppo di 15 giovani dell’Opera è stato impegnato in un viaggio-pellegrinaggio a Mosca e San Pietroburgo, sulle orme dei viaggi che il professor La Pira inaugurò nel 1959 e, in particolare, in ricordo del decennale della morte di Pino, che da sempre è stato molto legato ai rapporti con le realtà di Mosca e di San Pietroburgo con cui abbiamo stretto relazioni.

I giovani dell'Opera La Pira con gli amici dell'università del MGIMO

I giovani dell’Opera La Pira con gli amici dell’università del MGIMO

Domenica 17 Novembre: partiamo dall’aeroporto di Firenze e dopo un breve scalo a Monaco arriviamo a destinazione nel tardo pomeriggio. Siamo subito accolti da Alexander, uno studente del MGIMO (Università Statale per le Relazioni Internazionali di Mosca), e da Gioele, un giovane dell’Opera già presente in Russia per un soggiorno di studio. Ci sistemiamo all’Hotel Salut, nella zona sud di Mosca vicino all’Università.

Prima di cena celebriamo insieme la S. Messa.

Lunedì 18 Novembre: una piccola delegazione del gruppo incontra il nuovo Nunzio Apostolico a Mosca, mons. Ivan Jurkovic. Il Nunzio si dimostra molto interessato alla nostra attività, e ci esorta a continuare il nostro cammino di dialogo religioso e culturale. 

In mattinata visitiamo il centro di Mosca, in particolare la Piazza Rossa e il Cremlino, accompagnati da Zarina e Veronika; nel pomeriggio visitiamo la Basilica Ortodossa di Cristo Salvatore, demolita dal regime sovietico e successivamente ricostruita (il lavori sono ultimati solo nel 2000). Successivamente, accompagnati da Sergey, Julia e Arteem, facciamo una passeggiata per il centro della città.

Prima di cena celebriamo tutti assieme la S. Messa.

Martedì 19 Novembre: dopo aver celebrato la S.Messa, andiamo a visitare la Galleria Tetriakov: in questo museo sono conservate le opere di molti artisti russi, fra cui alcune icone di Rublev e dei ritratti di Ivan Nikitin. Arteem è la nostra guida all’interno del museo, ci accompagnano inoltre Marja e Maxim.

Nel pomeriggio partecipiamo ad un incontro all’Università di MGIMO dedicato al ricordo della figura di Pino.

L'incontro presso l'università MGIMO

L’incontro presso l’università MGIMO

Ci viene portato il saluto di Anatoly Torkunov, rettore dell’Università. Dopo una breve introduzione della professoressa Tatiana Zonova, che da anni collabora con l’Opera e accompagna i giovani studenti russi a “La Vela” per il Campo Internazionale, e di Dino Nardi, intervengono diversi giovani dell’Opera e giovani studenti di MGIMO, come Maxim, Roman, Arteem. Ci confrontiamo sul significato profondo della nostra esperienza di dialogo e scambio, sottolineando il fatto che dalle relazioni vere, anche con persone molto diverse da noi, non possiamo che uscire arricchiti. Per questo siamo convinti della bellezza e utilità di questo rapporto che dura ormai da 25 anni, determinati a farlo crescere ancora attraverso una sempre più intensa collaborazione.

Infine interviene Evgenj Silin, direttore dell’Associazione per la Collaborazione Euro-Atlantica: dopo un commosso ricordo di Pino e del professor La Pira, ci esorta a continuare a coltivare i rapporti tra l’Opera e MGIMO poiché si fondano su solidissime radici e hanno già portato, e porteranno ancora, molti frutti.

Mercoledì 20 Novembre: celebriamo tutti assieme la S. Messa e dopo partiamo per Sergiev Posad, a nord-est di Mosca, dove visitiamo il Monastero della Trinità di San Sergio, centro della spiritualità ortodossa e sede centrale del Patriarca Kirill. Visitiamo, assieme ad un guida e a Dimitri, un altro studente del MGIMO, le Chiese che compongono il Monastero, le cui prime costruzioni risalgono al 1340 ad opera dello stesso San Sergio di Radonez. Sostiamo in particolare sulla tomba di Massimo il Greco, che fu ospite del convento di San Marco a Firenze al tempo di Savonarola e il cui corpo fu ritrovato per iniziativa del professor La Pira durante il suo primo viaggio nel 1959. Abbiamo poi un breve momento di preghiera personale sulla tomba di San Sergio, il santo più venerato dalla Chiesa russa Ortodossa.

Viaggio in Russia - Sergiev Posad

I giovani dell’Opera in pellegrinaggio a Sergiev Posad

Giovedì 21 Novembre: celebriamo assieme la S. Messa e poi ci rechiamo al Patriarcato della Chiesa Ortodossa russa presso il Monastero di San Danilov. Incontriamo padre Aleksij Dikarev, funzionario della segreteria per le relazioni inter-cristiane del Dipartimento per le relazioni estere del patriarcato, accompagnati da Mikhail Arteev, membro del Common Cause. Dopo averci ricordato il grande impegno ecumenico del professor La Pira, soprattutto nell’invitare gli osservatori della chiesa ortodossa russa ai lavori del Concilio Vaticano II, ci parla dell’attuale stato dei rapporti tra Chiesa cattolica e ortodossa. Segue un breve ma positivo confronto con i giovani riguardo al Campo Internazionale.

Nel tardo pomeriggio andiamo alla stazione ferroviaria di Mosca, dove prendiamo il treno per trasferirci a San Pietroburgo dopo giorni molto intensi, ricchi di incontri, momenti di riflessione, ma soprattutto occasioni di condivisione con i giovani amici moscoviti incontrati nelle scorse estati ai campi internazionali al villaggio “La Vela”.

Arriviamo a San Pietroburgo in tarda serata, dove veniamo accolti da padre George e i diaconi Bogdan e Timofey; ci accompagnano presso il monastero ortodosso di San Sergio, dove veniamo ospitati da padre Andrej.

Venerdì 22 Novembre: accompagnati dai nostri amici ortodossi, ci dirigiamo verso Puskin, in mattinata visitiamo il Palazzo d’Estate di Caterina la Grande. Andiamo poi alla Cattedrale di San Teodoro dove incontriamo il Vescovo Markell che, alla fine degli anni ’80, fu più volte ospite a “La Vela” accompagnando i giovani seminaristi ortodossi stringendo un particolare legame umano e spirituale con Pino. Si svolge una celebrazione, guidata dal Vescovo Markell, insieme ad alcuni sacerdoti ortodossi e vecchi amici che hanno partecipato al Campo Internazionale negli ultimi anni, in memoria di Pino.

I giovani dell'Opera incontrano il Vescovo Markell, con cui condividono un momento di preghiera in memoria di Pino

I giovani dell’Opera incontrano il Vescovo Markell, con cui condividono un momento di preghiera in memoria di Pino

Ci spostiamo poi nella periferia di Puskin, in una zona in grande espansione urbanistica, dove partecipiamo alla cerimonia per l’inizio della costruzione di una nuova Chiesa per la comunità di cristiani ortodossi di questa nuova area urbana.

Torniamo a San Pietroburgo dove incontriamo la Comunità delle suore missionarie Domenicane. La quattro sorelle che compongono la comunità ci testimoniano con semplicità ma anche grande passione la loro missione, a sostegno della parrocchia cattolica di Santa Caterina, raccontandoci delle grandi difficoltà che hanno incontrato ed ancora incontrano, ma anche della ricchezza di questa esperienza che ormai dura da oltre vent’anni. Celebriamo tutti assieme la S. Messa nella casa della comunità.

Sabato 23 Novembre: la mattina visitiamo l’Ermitage, uno dei più grandi musei del mondo, allestito in un complesso architettonico che comprende anche quello che fu il Palazzo d’Inverno, residenza degli Zar della dinastia Romanov. Vi è conservata una delle più importanti collezioni d’arte al mondo.

Nel pomeriggio visitiamo alcuni tra i luoghi più significativi della città: la Prospettiva Nievskij, la cattedrale di San Salvatore sul Sangue Versato, la Cattedrale di Sant’Isacco, l’Ammiragliato.

Prima di recarci a Santa Caterina per la S. Messa, partecipiamo alla celebrazione ortodossa della vigilia della domenica, presieduta dal nostro amico Bogdan, presso la sua parrocchia.

Celebriamo la S. Messa Vespertina presso la chiesa di Santa Caterina assieme alla comunità parrocchiale.

La cena presso la comunità cattolica di Santa Caterina

La cena presso la comunità cattolica di Santa Caterina

Siamo accolti dai giovani della parrocchia che negli ultimi anni hanno partecipato al Campo Internazionale, che ci hanno preparato la cena: Marja, Olga, Asya, Mikhail, Egle, Evgenya, Feodor, Marja, Varvara, Anna… Trascorriamo assieme ad amici vecchi e nuovi la serata in allegria, ringraziandoli di cuore per la calorosissima accoglienza.

Domenica 24 Novembre: assistiamo ad una celebrazione liturgica ala Cattedrale ortodossa di Kazan, la parrocchia di padre George, nel centro di San Pietroburgo. Dopo un ultima visita della città, pranziamo presso la Cattedrale e poi ci dirigiamo verso l’aeroporto. Rientriamo a Firenze in tarda serata, stanchi e ancora non ben consapevoli della ricchezza di ciò che abbiamo vissuto; con tanta voglia di ringraziare l’Opera per la meravigliosa opportunità che ci ha dato, e tanti amici che ci hanno accolto con grandissima cura ed attenzione. In questi giorni possiamo dire di aver veramente sperimentato il “tesoro di bellezza, arte e liturgia” di cui fino a ieri avevamo solo sentito parlare.

From November 17th to 24th a group of 15 young people from “Opera La Pira” went to Moscow and St. Petersburg for a journey-pilgrimage, trying to follow the footsteps of the travels Professor La Pira made starting in 1959, with the particular aim to commemorate the 10th anniversary of the death of founder Pino Arpioni, who had always been very close to the realities of Moscow and St. Petersburg whom our association share a relationship with.

The group of Opera La Pira with the friends of the University of MGIMO

The group of Opera La Pira with the friends of the University of MGIMO

Sunday, November 17th: We took off from Florence airport, and after a short stop in Munich we landed in Moscow in the late afternoon. We are immediately welcomed by Alexander, a student from MGIMO (University of International Relations in Moscow), and Gioele, a young man from “Opera” in Russia already for a study purposes. We housed at Hotel Salut, in the south of Moscow, near the University. 

Before dinner we celebrated together the Holy Mass.

Monday, November 18th: A small delegation from our group met the new Apostolic Nuncio in Moscow, Mons. Ivan Jurkovic. The Nuncio proved to be very interested in our activities, and encouraged us to continue our journey of religious and cultural dialogue.

In the morning we visited the center of Moscow, including the Red Square and the Kremlin, accompanied by Zarina and Veronika, while in the afternoon we visited the Orthodox Cathedral of Christ the Saviour, demolished by the Soviet regime and later rebuilt (the work was completed only in 2000). Later, accompanied by Sergey, Julia and Arteem, we took a walk in the city center.

Before dinner we celebrated together the Holy Mass.

Tuesday, November 19th: After the celebration of  the Holy Mass, we visited Tetriakov Gallery: this museum houses the works of many Russian artists, including some of Rublev’s icons and portraits of Ivan Nikitin. Arteem was our guide inside the museum, and we were accompanied also by Marja and Maxim.

In the afternoon we took part to a meeting at MGIMO University about Pino Arpioni, his memory and legacy.

We received the greetings of Anatoly Torkunov , rector of the University.

The meeting at the MGIMO University

The meeting at the MGIMO University

After a brief introduction by Professor Tatiana Zonova, who has been working with Opera and accompanies the young Russian students to “La Vela” during the International Camp, and Dino Nardi, vice-president of our association, several members of our group and some young students from MGIMO, such as Maxim, Roman, Arteem, took part to the discussion. We spoke about the deep meaning of our dialogue and exchange experience, emphasizing the fact that establishing true relations, even with people very different from us, is a precious occasion of growth. This is why we are sure of the beauty and usefulness of this particular relationship, 25 years lasting now, and we are determined to make it grow through more an intense collaboration. 

In the end, Evgenj Silin, director of the Association for Euro-Atlantic Cooperation, after a heartfelt remembrance of Pino and Professor La Pira, encouraged us to keep on cultivating the relationship between Opera and MGIMO, since they are based on solid roots and have already brought, and still bring, many benefits.

Travel in Russia - Sergiev Posad

The Opera La Pira group visits Sergiev Posad

Wednesday, November 20th: We celebrated together the Holy Mass and then we went to Sergiev Posad, north-east of Moscow, where we visited the Monastery of St. Sergius Trinity, center of Orthodox spirituality and headquarters of Patriarch Kirill. We visited, along with a guide and Dimitri, another student from MGIMO, the churches that compose the monastery, whose buildings date back to the early 1340s, built by the same St. Sergius of Radonezh. In particular, we stopped at Maximus the Greek’s tomb, a monk who had been a guest of St. Mark’s convent in Florence at Savonarola’s times, whose body was found following the initiative of Professor La Pira himself during his first trip in 1959. We then had a brief moment of personal prayer at the tomb of St. Sergius, the most worshipped saint in Russian Orthodox Church .

Thursday, November 21st : We celebrated the Holy Mass and then we went to the Russian Orthodox Church Patriarchate at St. Danilov Monastery . We met Father Alexsij Dikarev, the official secretary of inter-Christian relationships of the Partiarchate’s Department of Foreign Relation, accompanied by Mikhail Arteev, a member of the Common Cause association. After reminding us of Professor La Pira’s great ecumenical commitment, especially visible in the initiative of inviting observers from Russian Orthodox Church during the works of Second Vatican Council, father Aleksij talked about the current state of relations between the Catholic and the Orthodox Churches. In there, we had a brief but positive dialogue about our International Camp.

In the late afternoon we went to the train station in Moscow, where we took the train to finally move to St. Petersburg, leaving behind us intense days in Moscow, full of meetings, moments of reflection, but most of all opportunities for sharing the memories of the past camps at “La Vela” with our Moscovite friends.

We arrived in St. Petersburg at late evening, and we were greeted by Father George and the deacons Bogdan and Timofey; they accompanied us at the Orthodox monastery of St. Sergius, where we were hosted by Father Andrej.

Friday, November 22nd: Accompanied by our Orthodox friends, we headed to Pushkin, where, in the morning, we visited the Summer Palace of Catherine the Great. Then we moved to the Cathedral of San Theodore, where we met the Bishop Markell. At the end of the ’80s, he had been a frequent guest at “La Vela” Village as the accompanier of young Orthodox seminarians; during this experience, he formed a unique human and spiritual bond with Pino. A celebration in memory of Pino led by Bishop Markell took place, and some Orthodox priests and old friends who participated to the International Camp in recent years joined us as well.

We then moved towards the outskirts of Pushkin, in an area of great urban expansion, where we participated to a ceremony marking the beginning of the construction of a new church for the Orthodox Christian community of this new urban area.

The group of Opera meet the Bishop Markell, with whom they share a moment of prayer in memory of Pino.

The group of Opera meet the Bishop Markell, with whom they share a moment of prayer in memory of Pino.

 Eventually we went back to St. Petersburg, where we met the Community of the Dominican Missionary Sisters. The four nuns that the community is composed of gave us with simplicity but also great passion a testimony of their mission in support of the Catholic parish of St. Catherine, telling us about the great difficulties they encountered and still encounter in doing so, but also about the human and spiritual richness of this twenty-years-lasting experience. We celebrated the Holy Mass together in the house of the community.

Saturday, November 23rd: In the morning we visited Hermitage, one of the largest museums in the world, housed in an architectural complex that also includes what once was the Winter Palace, residence of the Tsars of the Romanov dynasty; one of the most important art collections in the world is preserved in the museum.

In the afternoon we visited some of the most significant places of the city: the Nevsky Prospect, the Church of St. Saviour on Spilled Blood, St. Isaac’s Cathedral, the Admiralty building.

Before coming back to St. Catherine for the Holy Mass, we participated to an Orthodox celebration of Sunday’s eve, celebrated by our friend Bogdan at his parish.

Dinner at the Catholic community of St. Catherine

Dinner at the Catholic community of St. Catherine

We celebrated the Holy Mass at the Church of St. Catherine with the parish community.

We were greeted by the young people of the parish that, in recent years, have experienced the International Camp: Marja, Olga, Asya, Mikhail, Egle, Evgenya, Feodor, Marja, Varvara, Anna… We joyfully spent the night together with old and new friends, and we still thank them for the extremely warm welcome.

Sunday, November 24th: We participated to an Orthodox liturgical celebration at Kazan Cathedral, the parish of Father George, in the very center of St. Petersburg. After a last visit to the city, we had lunch near the Cathedral and then we headed to the airport. We came back to Florence in the evening, tired and still not well aware of the richness and importance of what we had experienced, with a great desire to thank Opera for the wonderful opportunity it gave us, and the many friends who welcomed us with great care and attention. We can say that during these days we truly experienced the “treasure of beauty, art and liturgy” remembered in our Prayer for Peace, a treasure of which, before yesterday, we had only heard about.

Nel moderno mondo globalizzato, condividere e confrontare le esperienze a partire da diversi punti di vista e background, discutere problemi cruciali per l’umanità diventa condizione unica e sufficiente per rendere il mondo un posto migliore. Siamo giovani provenienti da Albania, Croazia, Gabon, Israele, Italia, Madagascar, Palestina, Repubblica Democratica del Congo e Russia, studenti e lavoratori, che si sono ritrovati al Villaggio La Vela per vivere insieme in un ambiente particolare che ci ha permesso sia di divertirci che di discutere temi importanti. Siamo profondamente convinti che l’atmosfera che abbiamo creato non abbia solo contribuito a generare nuove idee ma anche a trasmettere quelle già esistenti ai nostri amici e colleghi. In linea con i famosi motti United we stand, divided we fall e In varietate concordia il nostro lavoro si è basato su una collaborazione reciprocamente benefica e ha portato ai seguenti risultati.

Esaminando la povertà e le sue cause, abbiamo scoperto come questa sia strettamente connessa a temi come l’emarginazione, la diseguaglianza e la mentalità dominante. Riguardo all’emarginazione, essere un escluso nella società moderna non implica necessariamente un basso livello di reddito ma piuttosto un’esclusione da diritti, servizi e risorse. Un’idea analoga è applicabile alla diseguaglianza: questa non  è solo limitata alla dimensione economica ma coinvolge anche aspetti sociali, politici, religiosi e culturali. Dato che questi fattori rivestiono una grande importanza ed influenza nella vita umana tendono a sollevare anche il problema della diseguaglianza di opportunità. Diversamente dal conformismo, la diversità è un valore, dato che può rappresentare un contributo fondamentale al progresso dell’umanità.

Ancora, riguardo alla mentalità, la povertà non dovrebbe essere considerata una colpa individuale. Considerati i pregiudizi e gli stereotipi negativi sulle circostanze che riguardano il diventare ed il restare povero, cambiare l’opinione delle persone su questo argomento è una delle maggiori sfide nella lotta alla povertà. Perciò, per interrompere il circolo vizioso di inconsapevolezza e noncuranza verso la povertà, per distinguere le sue cause e i suoi effetti, vanno ancora intraprese molte azioni.

La povertà ha diversi volti e fasi: essendo un fenomeno complesso ed a più livelli, le risposte che forniamo ad esso e le politiche ideate per ridurlo devono essere pervasive. Parlando delle strategie e degli interventi possibili, crediamo nella necessità di creare consapevolezza attraverso l’educazione delle nuove generazioni e la promozione di dibattiti sulla povertà e questioni sociali correlate. Questo sarà il punto di avvio nello sviluppo di una percezione della povertà propriamente sociale, così da cancellare pregiudizi e comportamenti intolleranti verso le persone più svantaggiate. Creare una mentalità diversa attraverso questo nuovo sistema di valori dovrebbe coinvolgere e richiedere l’impegno di individui e comunità, a partire dalle più basilari, come le famiglie, fino ai governi e alla comunità internazionale.

Le comunità stesse dovrebbero essere intese come gruppi di persone piccoli o grandi in cui l’identità comune non nega la specificità degli individui che le compongono e che non escludono alcuno di quelli che ne sono al di fuori. Muovendosi su binari paralleli, le singole persone dovrebbero avere la possibilità di sviluppare un approccio libero e critico a questi temi, sentendosi personalmente responsabili per la salute ed il benessere dei poveri. Nel frattempo le comunità in quanto totalità, inclusi stati, società, gruppi religiosi, ecc., dovrebbero seguire una politica di condivisione per redistribuire beni  e risorse, in modo da evitare che qualcuno sia privato dei diritti umani essenziali. Dato che la povertà è un processo dinamico più che una condizione statica, è necessaria la prevenzione tanto quanto la cura: sotto questo aspetto dovrebbe essere sottolineato che la politica ha un ruolo fondamentale da giocare nella lotta ad essa.

La povertà materiale e sociale dovrebbe essere distinta dalla povertà come valore spirituale. Mentre la prima è una mancanza e una causa di emarginazione, la seconda può essere vista, al contrario, come una libera scelta ed una via per vivere a pieno ed in verità la vita umana. Privarsi dei beni materiali, infatti, è stato considerato da molti attraverso i secoli come una via privilegiata per raggiungere una relazione più stretta con Dio, se stessi e gli altri. Come donne e uomini di buona volontà, appartenenti alla famiglia di Abramo, crediamo che saremo giudicati nell’ultimo giorno a seconda di come ci saremo comportati verso i poveri: da questa prospettiva accogliere ed aiutare il povero diventa un’occasione unica di contemplare il volto di Dio e di realizzare la nostra vocazione.

Nonostante il ruolo fondamentale che le istituzioni governative ancora giocano nell’affrontare la povertà, politici, insegnanti, capi religiosi e tutte le persone di potere devono guidare questo processo. Ciò nonostante, crediamo fermamente che un determinato compito sia affidato ad ogni singolo individuo nella sua vita quotidiana. Noi, i partecipanti del Campo Internazionale, siamo fermamente determinati a condividere e diffondere lo spirito de “La Vela” portando una candela capace di accendere infinite fiamme senza diminuire il proprio fuoco.

Castiglione della Pescaia, 16 agosto 2013

In the modern globalized world, sharing and comparing experiences starting from different points of view and backgrounds, discussing crucial problems of humanity, becomes part and parcel of making this world a better place. We are young people from Albania, Democratic Republic of Congo, Croatia, Gabon, Israel, Italy, Madagascar, Palestine and Russia, students and workers who gathered in Village “La Vela”  to live together in a particular environment that allowed us both to have fun and to discuss major issues. We are deeply convinced that the atmosphere we created is not only conducive to generating new ideas but also to conveying those which already exist to our friends and colleagues. In line with the well-known mottos United we stand, divided we fall and In varietate concordia our work was based on mutually beneficial collaboration and brought the following results.

Examining poverty and its causes we found out that it is tightly connected with such issues as marginalization, inequality, and the prevalent mentality. As far as marginalization is concerned, being an outcast in the modern society does not necessarily imply a low level of income but rather an exclusion from rights, services and resources. A similar idea is applicable to inequality: it is not only limited to the economic dimension but also embodies social, political, religious and cultural aspects. The above factors being of great importance and influence on human life tend to bring on the problem of inequality of opportunities. Unlike uniformity equality is a value, whilst diversity can be a fundamental contribution to the prosperity of mankind.

Still, in terms of mentality, poverty should not be considered as an individual guilt. With prejudices and negative stereotypes about the circumstances of becoming and remaining poor, changing people’s mind on this subject is one of the major challenges in fighting poverty. Thus, in order to break the vicious circle of unawareness about poverty and neglecting it, so as to distinguish its causes and effects, a lot of actions are still to be taken.

Poverty has different faces and phases: being a multi-level and complex phenomenon, the answers we give to it and the policies designed to alleviate it must also be incompassing.Talking about the possible strategies and interventions, we believe in creating awareness through educating the new generation and promoting public debate on poverty and related social issues. This will be the starting point in the development of a proper social perception of poverty, so to erase prejudices and intolerant behaviors towards disadvantaged people. Creating a different mentality through this new system of values should involve and require the effort of individuals and communities, starting from the most basic, like families, up to governments and international community.

The communities themselves should be intended as big or small groups of people in which the common identity doesn’t deny the specificity of individuals composing it, nor exclude the ones out of it. Moving on parallel tracks, the single persons should be allowed to develop a free and critical approach to these issues, thus feeling personally responsible for the health and well-being of the poor. In the meanwhile, the communities as a whole, including states, societies, religious groups etc., should follow a policy of sharing to redistribute resources and assets, in order to avoid anybody to lack the basic human rights. Since poverty is a dynamic process more than a static condition, prevention is needed just as cure: under this aspect it should be underlined that politics has a major and fundamental role to play in fighting it.

Poverty from a material and social condition should be distinguished from poverty as a spiritual value. While the first one is a lack and a cause of outcasting, the second can be seen, on the opposite, as a free choice and a way to deeply and truly live human life. Depriving oneself from material goods, in fact, has been considered by many through the centuries as a privileged path to reach a closer relationship with God, oneself, and the others. As women and men of good will, belonging to the Abrahamic family, we believe that we shall be judged on our final day according to the way we behaved towards the poor: from this perspective, welcoming and helping the poor becomes a unique occasion to contemplate the face of God and to fulfill our vocation.

Despite the fundamental role the governmental institutions still play in tackling poverty, politicians, teachers, religious leaders and all people in power must lead this process. Nevertheless, we strongly believe that a certain commintment is entrusted to every single individual in his or her daily life. We, the participants of the Internationl camp, are strongly committed to share and spread the spirit of “La Vela” holding a candle that lights countless flares without diminishing its flame.

Castiglione della Pescaia, August 16, 2013

Siamo giovani provenienti da diverse parti del mondo, che si sono riuniti al Villaggio La Vela per partecipare al Campo Internazionale promosso dall’Opera per la Gioventù “Giorgio La Pira” di Firenze. Veniamo dal Benin, dal Camerun, da Israele, dall’Italia, dal Madagascar, dalla Palestina, dalla Repubblica Democratica del Congo, dalla Romania, dalla Russia e dal Senegal. In un’atmosfera di amicizia e di dialogo multiculturale abbiamo discusso il tema del lavoro e della disoccupazione giovanile ed abbiamo condiviso le nostre esperienze personali, senza essere inibiti da tabu sociali o stereotipi, liberi da qualunque tipo di barriera tra di noi. In questo modo, abbiamo avuto l’opportunità di condividere punti di vista nuovi su un problema che riguarda tutti noi. Traendo ispirazione dal detto africano: “Se vuoi andare veloce, vai da solo; se vuoi andare lontano, cammina insieme agli altri”, abbiamo scoperto che vivere e discutere insieme fortifica la nostra volontà di cambiare le cose, e rende possibile farlo.

Il primo punto essenziale sul quale ci siamo trovati d’accordo è il fatto che il lavoro non è solamente una categoria economica: è una dimensione complessa e fondamentale della vita umana. Di più, è un elemento legato alla personale vocazione di ognuno, un autentico ed irripetibile cammino di autorealizzazione. Poiché ogni singolo individuo durante la propria vita segue una vocazione, questa richiede e comporta autonomia. Raggiungere la propria autonomia permette di creare e sviluppare relazioni, una parte essenziale della vocazione stessa: solo individui indipendenti possono essere veramente legati fra di sé Siamo profondamente convinti che ogni mestiere abbia una sua propria dignità ed un proprio significato. Le tre religioni della famiglia di Abramo testimoniano che il lavoro di per sé è parte integrante del progetto di Dio sull’umanità e sul mondo intero. Anche in una società laicizzata, le religioni hanno il compito di essere fari morali anche per i non credenti.

Vivendo in questo periodo di crisi economica e finanziaria, crediamo davvero che l’attuale situazione del mercato del lavoro debba essere considerata anche sotto una prospettiva politica ed etica. Nel corso delle nostre discussioni, ci siamo resi conto che alcuni problemi sono comuni a tutti i nostri paesi: disoccupazione giovanile, corruzione, mancanza di rispetto nei confronti dei lavoratori, diseguaglianza nelle opportunità, inadeguatezza delle regolamentazioni, un aumento crescente del gap sociale e geografico, discriminazione sessuale e delle minoranze. Un fraintendimento della politica, insieme a decisioni contraddittorie ed non ragionevoli, hanno peggiorato questa situazione creando nuove barriere tra i governi ed i rispettivi popoli.

Riguardo quanto sopra, non abbiamo il minimo dubbio sul fatto che qualcosa deve essere fatto in merito ai problemi in questione, con un impegno tanto personale quanto collettivo. Abbiamo concluso che il primo e più importante elemento dal quale è possibile partire per cambiare la mentalità corrente è l’educazione: la generazione presente e quella future devono essere educate ad un’idea appropriata di lavoro, che possa essere considerato sia un diritto sia un valore. Purtroppo, siamo consapevoli del fatto che il presente sistema d’istruzione, in particolare quello universitario, non è sempre adeguato alla formazione del capitale umano di una persona, così come a preparare lo studente ad entrare nel mondo del lavoro. Perciò, è necessaria una profonda riforma del sistema, tale che le persone possano trovare il proprio posto all’interno delle loro società e comunità.

Inoltre, in termini di approccio sistematico, siamo arrivati alla conclusione fondamentale che esiste un forte bisogno di lavorare sulla responsabilità personale. Alla base abbiamo individuato quattro pilastri: consapevolezza, partecipazione, comportamenti economici , solidarietà. Per quanto riguarda la consapevolezza, l’abbiamo analizzata a diversi livelli: il primo concerne la comprensione del nucleo dei problemi essenziali, il secondo riguarda il prendere atto degli ostacoli cui potremmo andare incontro, il terzo, infine, richiede il trasmettere le nostre convinzioni ed i nostri principi alla generazione futura. Questo tipo di consapevolezza, se esercitata correttamente, porterà le persone a riscoprire la volontà ed il diritto di partecipare in modo diretto e completo alla vita politica, in modo da influenzare le decisioni dei governi. Concretamente, nella vita di ogni giorno, abbiamo concordato sul fatto che uno strumento comune che possiamo usare per agire sulla sensibilità del mercato è il consumo, inteso come scelta responsabile da parte del consumatore che dovrebbe premiare le imprese che promuovono una politica di lavoro più umana e sostenibile. Un altra importante dimensione è la solidarietà, sia a livello personale che pubblico, intesa non solo come una risposta emotiva ma anche come una consapevole linea d’azione.

In un mondo interconnesso come il nostro, gli individui possono fare qualcosa da soli, ma necessitano della politica che li sostenga perché possano davvero raggiungere risultati a livello macroscopico. Per questo, chiediamo alla politica di essere pienamente consapevole della missione affidatale, che è, prima di tutto, il servizio nei confronti della propria comunità, del proprio paese e della comunità internazionale. In questo senso, è un impegno morale, per la politica, il facilitare per tutti la possibilità di trovare una realizzazione personale nel proprio lavoro, sottintendendo chiaramente un sistema economico capace di affrontare positivamente le nuove sfide di un equilibrio globale dinamico ed in continua evoluzione. Non stiamo delegando niente ad un potere a noi esterno: siamo semplicemente consapevoli che il terreno scelto per accogliere il seme deve essere fertile: perché i nostri sforzi possano essere efficaci, dobbiamo creare un contesto politico e legislativo aperto a nuovi modi di considerare l’economia, la società, la politica, il lavoro e lo stesso essere umano.

In conclusione, dopo aver preso in considerazione tutti i fattori e data la congiuntura geopolitica attuale, siamo pronti ad affermare che una mutua e benefica cooperazione nello spirito del Campo Internazionale, promosso dall’Opera per la Gioventù “Giorgio La Pira” di Firenze, ha il potenziale per contribuire alla costruzione di una nuova società e civiltà basata sulla solidarietà e sulla tolleranza e sui principali valori comuni condivisi da tutti noi.We are young people from many parts of the world, who gathered in La Vela Village to participate in the International Camp promoted by Opera per la Gioventù “Giorgio La Pira” of Florence. We come from Benin Cameroon, Democratic Republic of Congo, Israel, Italy, Madagascar, Palestine, Romania, Russia and Senegal. In an atmosphere of friendship and multicultural dialogue we discussed the topic of work and youth unemployment and shared our personal experiences without being restrained by social taboos or stereotypes and free from any kind of borders between us. Thus, we had the opportunity to share new points of view on a problem concerning everyone. Inspired by the African saying: “If you want to go fast, go alone; if you want to go far, go together”, we found out that living and discussing together strengthens our will to change things and makes it look possible.

The first essential point which we agreed on is that work is not just an economical category: it is a complex and fundamental dimension of human life. Moreover, it is related to everyone’s personal calling, an authentic and unique path to self-realization. Since calling is something that is followed by individuals in their life, it requires and causes autonomy. Reaching one’s own autonomy allows setting up and developing relationship, an essential part of calling: only independent individuals can be truly related to each other. We are deeply convinced that all occupations have their own dignity and significance. All the three religions of Abraham’s family testify that work per se is part and parcel of God’s plan for humanity and for the world itself. Even in a secular society, religions should have the commitment to be an ethical lighthouse even for non-believers.

Living this period of economic and financial crisis, we do believe that the current situation on the labor market must also be regarded in a political and ethical context. In the course of our discussions we discovered that some problems are common to each one of our countries: youth unemployment, corruption, lack of respect towards workers, inequality of opportunities, inadequacy of regulation, growing social and regional gap, minority and gender discrimination. Political misconceptions along with contradictory and unreasonable decisions worsen this situation creating new barriers between the governments and their peoples.

With regard to the above we have no doubt that something has to be done about the problems in question, with both a personal and a common effort. We have found that the primary and most important element we can start from in order to change people’s mentality is education: the present and the next generations must be educated to a proper idea of labor, which can regard it both as a right and as a value. Unfortunately, we are aware of the fact that the present learning system, in particular the University one, is not always adequate to shape a person’s human capital neither to successfully prepare a student to enter the labor world. Therefore, a profound reform of this system is needed, so that people can find the right place in their own societies and communities.

Further, in terms of systemic approach we came to the essential conclusion that there is a strong need in working on personal responsibility. Basically, there are four pillars, which are as follows: awareness, participation, economic behavior, solidarity. As far as awareness is concerned, we observe it on several levels: the first one is about understanding the core of the basic problems, the second one regards taking into account the obstacles we might cope with, and eventually the third one implies passing on our believes and principles to the next generation. This kind of awareness, if properly applied, will bring people to rediscover the will and right to directly and fully participate in political life, in order to influence governments’ decisions. Practically, in everyday life, we agreed that a common tool that can be used to act upon the market’s sensibility is consumption, intended as a responsible choice from the side of the consumer that should reward the enterprises promoting a more human and sustainable work policy. Not to put too fine a point on it, another important dimension is solidarity both on the personal and the public level, not just as an emotional response but also as a conscious way of acting.

In our interconnected world, individuals can do something by themselves, but they need politics to back them up in order to really achieve results on a macro level. Therefore, we demand from politics to be fully aware of the mission that is required from it, that is, above all, the service towards local, national and international communities. In this sense, it’s a moral commitment, for politics, to facilitate the possibility for everybody to find a personal realization in her or his work, clearly implying an economical system able to positively face the new challenges of a dynamic and evolving global balance. We’re not delegating anything to powers other by ourselves: we are simply aware that the ground that is supposed to receive a seed must be fertile: to make our efforts effective, we have to create a political and legislative context opened to new ways of considering economy, society, politics, work and human being itself.

At the end of the day, when all relevant factors have been taken into consideration, given the current geopolitical juncture, we are ready to go so far as to say that mutually beneficial cooperation in the spirit of the International Camp promoted by Opera per la Gioventù “Giorgio La Pira” of Florence has the potential to be conducive to help the building up of a new society and civilization on the basic of solidarity and tolerance and principle common values we all share.

Siamo un gruppo internazionale di giovani con diverse culture, religioni, occupazioni lavorative e storie personali, che hanno partecipato al Campo Internazionale 2011 organizzato dall’ “Opera per la Gioventù Giorgio La Pira”, al villaggio La Vela (Castiglione della Pescaia). Quest’anno abbiamo discusso e condiviso esperienze sul tema della migrazione: “Sotto lo stesso cielo: accoglienza ed integrazione nel villaggio globale”.

Il campo ci ha fornito una grande opportunità di scambio di opinioni e di punti di vista, in linea con la tradizione di dialogo internazionale dell’“Opera La Pira”, applicata ad una delle questioni aperte più pressanti nel villaggio globale: la migrazione.

Da un punto di vista più ampio, il nostro campo ha saputo utilizzare l’esperienza accumulata negli scorsi anni, durante i quali sono stati discussi, fra gli altri, i temi della partecipazione e della comunicazione. Abbiamo quindi applicato quest’esperienza ad un argomento che è comune ai paesi di origine di tutti i partecipanti: Albania, Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Israele, Italia, Palestina e Russia.

Il nostro lavoro è stato organizzato principalmente intorno a due pilastri. Da una parte, al centro delle nostre discussioni abbiamo messo valori comuni: rispetto reciproco, apertura a identità diverse e preoccupazione per i cambiamenti globali. Dall’altra, pur mantenendo le nostre credenze e le nostre identità, abbiamo scoperto come possano essere complementari le une con le altre, attraverso un arricchimento comune in cui nessuno perde i suoi tratti peculiari.

Gli incontri e le discussioni hanno messo in evidenza diversi aspetti della migrazione. Allo stesso tempo ci siamo sforzati di arrivare a conclusioni definite e certe. Vogliamo qui di seguito sottolineare le principali.

La prima riguarda la comprensione del fenomeno in sé.

La migrazione è una realtà complessa. L’aspetto negativo sta nel fatto che solitamente coinvolge persone costrette a lasciare il proprio paese a causa di guerre, povertà, ecc… Noi però pensiamo che questo fenomeno non debba essere considerato solo come un problema, ma anche come una opportunità, dato che permette l’incontro ed il confronto fra i popoli. Il fenomeno non può essere affrontato in termini di misure semplici ed universalmente applicabili e tocca diverse dimensioni: economica, culturale, psicologica, sociale, morale, religiosa, legale, ecc… . In sostanza, la migrazione può essere presentata come un’interazione costruttiva, pacifica e reciprocamente benefica di gruppi diversi. La sfida per noi ora è evitare tensioni fra i diversi gruppi, sfiducia reciproca, paura, confini legali e simbolici, discriminazioni, conflitti, pregiudizi e fobie.

La seconda conclusione si concentra sui problemi legati alla migrazione.

Questo fenomeno può essere percepito dalle persone come un problema per via di vari fattori. Fra quelli oggettivi, figura la dimensione macroscopica del fenomeno: noi assistiamo a flussi di persone a livello globale, che si sommano alla crisi economica. Questi fattori possono essere difficilmente gestiti. Esistono invece altri fattori che possono essere influenzati dall’azione politica o sociale. Questa è una responsabilità delle istituzioni, che hanno il compito di favorire l’integrazione dei migranti, attraverso principalmente l’istruzione e un sistema di welfare ridistributivo. Un ruolo importante è giocato anche dai media, che a volte amplificano la paura e creano confini, pur avendo allo stesso tempo potenti risorse per agire in modo contrario. Altri fattori negativi sono l’attività di alcuni politici, che cercano di aumentare la propria influenza speculando sul problema della migrazione e gli interessi della criminalità, che abusa degli immigrati, ridotti spesso al ruolo di “schiavi moderni”; pesano, infine, la nostra stessa diffidenza nei confronti dei problemi che ci circondano e la mancanza di un’azione comune.

La terza conclusione riguarda il nostro coinvolgimento personale nel problema.

Abbiamo capito che non siamo solo osservatori passivi di quello che avviene attorno a noi. E’ necessario, possiamo e dobbiamo affrontare il problema con proposte e impegni concreti. Senza ombra di dubbio, è importante partire da noi stessi. E’ necessario essere critici verso le opinioni prevalenti e i pregiudizi. E’ fondamentale comunicare con i membri delle altre comunità, perché è la strada essenziale per capirli. E’ inoltre fondamentale partecipare ad iniziative civili e alla vita delle istituzioni, essendo esse una fonte essenziale di cooperazione e fiducia.

Siamo certi che la sola ed unica base per una soluzione efficace dei problemi sociali legati ai fenomeni migratori è la volontà personale di incontrare e conoscere l’altro, come abbiamo toccato con mano durante il campo. Questo è il motivo per cui chiediamo politiche che aiutino questo processo di integrazione basato sui legami e le relazioni interpersonali. Solo in questo modo saremo in grado di costruire una società con una nuova identità, condivisa da ogni cittadino.

Il nostro lavoro qui a La Vela ha dimostrato che questo compito è realizzabile. Tutti noi siamo venuti qua spontaneamente. Ognuno ha contribuito con le proprie conoscenze, esperienze e competenze. Gli scettici potrebbero replicare che questa è un’azione piccola, che difficilmente risolverà il problema generale. In ogni caso, siamo convinti che un fondamentale passo in avanti sia impossibile senza molte altre azioni simili a questa che abbiamo sperimentato insieme.

Il nostro obiettivo adesso è condividere questa esperienza nei nostri paesi e nelle nostre comunità locali, per diffonderla e moltiplicarla. La nostra volontà, il nostro impegno e la nostra energia contribuiranno all’organizzazione di un mondo migliore, dove persone di origini differenti vivono nel rispetto reciproco, in pace ed armonia.

 
Il gruppo internazionale

We are an international team of young people with different cultures, religious affiliations, professional occupations and personal backgrounds, who participated to the 2011 International Camp organized by the “Opera per la Gioventu’ G. La Pira” association, in La Vela village (Castiglione della Pescaia, Italy). This year we discussed and shared our experiences about the theme of migration: “Under the same sky: welcoming integration in the global village”.

The camp provided us with an opportunity for extensive exchange of our opinions and viewpoints. Our activity has been following the tradition of “Opera La Pira” international dialogue, applying it to one of the most fundamental open questions of the global world: migration.

To a great extent, the current session has profited from the experience of the previous years, when we discussed, among the others, the topics of participation and communication. We have applied the previous years’ experience to an issue which is common for all participants’ countries: Albania, Cameroon, Democratic Republic of Congo, Israel, Italy, Palestine and Russia.

Our work has been mainly organized around two pillars. On the one hand, we based our discussions on common values: mutual respect to others, openness to different identities and concern with global challenges. On the other hand, even preserving our own beliefs and identities, we have discovered they can complement each other, via a mutual enrichment by which nobody loses any of his peculiar traits.

The lectures and discussions highlighted different aspects of migration. At the same time, we strived to share definite and certain conclusions. Here we shall underline the main ones.

The first one relates to the understanding of the phenomenon in itself.

Migration is a complex reality. The negative aspect of this topic is that it usually regards people forced to move, because of wars, poverty, etc… . We think it should be not considered only as a problem, but an opportunity as well, since it allows meeting and confrontation between peoples. This phenomenon cannot be approached by means of simple universal measures and implies different dimensions: economic, cultural, psychological, social, political, moral, religious, legal, etc… . In sum, migration can be presented as an issue of constructive, peaceful and mutually beneficial interaction of different groups. The challenge for us is how to avoid tensions between different groups, mutual distrust, fear, legal and symbolic boundaries, discrimination, conflicts, prejudices and phobias.

The second conclusion is focused on the problems linked to migration.

This phenomenon can be felt by people as a problem because of different factors. Among the objective ones, there is the macro dimension of the phenomenon: we are currently experiencing accelerated global population flows combined with the economic crisis. These factors can hardly be managed. On the contrary, there are other factors that can be influenced by political or social action. This is responsibility of the institutions, which have tofacilitate the integration of migrants – education, welfare redistribution system, among the key elements. An important role is played also by media, which sometimes promote fear and creates boundaries, even if they have at the same time a powerful resource to do the opposite. Other factors are the activity of some politicians, trying to increase their influence speculating on the problem of migration, and the interests of the criminal sector abusing of illegal migrants, who often appear to be “modern slaves”. Finally our own indifference to the problems around us, and the lack of common action played a negative role.

The third conclusion regards our personal involvement in the matter.

We recognize we are not just passive observers of the issues around us. There’s a need, we can and we must deal with the problem by means of proposal and concrete committment. No doubt, it is important to start from ourselves. It is necessary to be critical towards the common sense and biased opinions. It is vital to communicate with people from other groups, for this is a fundamental way to understand them. It is critical to participate in civil initiatives and institutions, for they are the essential source of cooperation and trust.

We are surethat the one and only basis for an effective solution of the social problems related to migration phenomena is personal will of meeting and knowing the other, as we have experienced during our camp. That’s why we demand policies aiming to help this integration process based on personal bonds and relationships. Only in this way we shall be able to build a society with a new identity, shared by every citizen.

Our work here in La Vela proved that this task is doable. All of us came here on his own will. Everyone has contributed in terms of knowledge, experience and competences. Skeptics may say that this is a small action, which will hardly solve the general problem. However we are convinced that a fundamental breakthrough is impossible without many other actions similar to the one we have been experienced together.

Our goal now is to share this experience in our countries and local communities, to spread and to multiply it. Our will, commitment and energy will promote a better world, where people of different origins live in mutual respect, peace and harmony.

Testimonianze

Eric Remer
Il mio nome è Eric Remer, ho 28 anni e studio medicina ad Haifa, in Israele. Ho partecipato al Campo Internazionale, organizzato dall’Opera per la Gioventù Giorgio La Pira in Castiglione della Pescaia, dall’8 al 18 agosto 2007.
E’ stato molto emozionante venire al campo e avere l’opportunità di incontrare e conoscere persone provenienti da diversi paesi e dialogare con loro. Soprattutto mi ha interessato ascoltare le sensazioni del gruppo palestinese ed il loro punto di vista, perché geograficamante viviamo nelle vicinanze e condividiamo un conflitto ma, come persone, raramente abbiamo la possibilità di sedere e parlare senza mediazione di politici. La mia aspettativa principale era quella di conoscere persone e trovarmi in sintonia con loro a prescindere dalla religione, dalle convinzioni e dalle idee politiche. Dopo aver creato questa “sintonia”, mi sono interessato a discutere con loro il tema del campo “Persone, Comunità, Stato”, più a livello personale.
Sono contento dei legami che sono riuscito a stringere con i partecipanti provenienti da diverse parti del mondo. Alcuni di questi legami sono ancora vivi tutt’oggi e spero rimangano tali anche in futuro. Sono rimasto molto impressionato dall’organizzazione, l’ospitalià e i sinceri propositi dell’Opera per la Gioventù Giorgio La Pira di costruire un mondo di pace, e dai loro sforzi di rendere il mondo un posto migliore in cui vivere.
Infine vorrei dire che il campo mi ha fatto mettere a fuoco l’idea che le basi della pace e di un sano dialogo vengono direttamente dalle persone, da tutti quelli che, uno ad uno, desiderano dare il loro contributo, che guardano oltre l’orizzonte e che non si soffermano sul passato.
Vivendo insieme condividiamo i pasti e le attività quotidiane, ci siamo avvicinati gli uni agli altri e abbiamo vissuto pacificamente e in armonia. Dopo aver provato che questo è possibile tra poche persone, credo che possa realizzarsi anche con molte.
Eric Romer (Israele), campo internazionale 2007
Mario
Nella mia esperienza, i campi internazionali hanno significato relazionarsi con persone provenienti dai più vari angoli del globo, unite da un sottinteso obiettivo comune: condividere un luogo d’incontro in cui l’umanità di ciascuno sia conosciuta e valorizzata in ogni momento della giornata, creando così in concreto le condizioni per un dialogo aperto nel rispetto delle identità, religiose e culturali, di ciascuno.
Il campo mi ha permesso di condividere interessanti spazi di confronto in un’esperienza di vita “integrale” basata sulla dimensione comunitaria. Apprezzo molto che le giornate siano state in quest’ottica alternate da momenti di riflessione, di gioco e di permanenza sul mare, sempre scandite dalla preghiera. “Un’opportunità unica per allargare i contatti personali e dare maggiori capacità di comunicare in un contesto multiculturale” come anche altri hanno detto. Ancora una volta mescolare nazionalità e culture è stata una scommessa vinta, la prova di una convivenza tangibile e non esclusivamente teorizzata da grandi personalità che il campo lo concepirono e promossero, come Pino Arpioni e Giorgio La Pira.
Flavio
“Sempre devi avere in mente Itaca,
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa’ che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?
 
E se la trovi povera,
non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio,
con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.”
                                                                                          Tratto da Itaca di Kostantin Kavafis
Penso che il viaggio di ciascuno di noi sia il dono più grande che ci sia stato dato, la meta sarà solo una conseguenza.
Nostro dovere arricchire questo viaggio di tappe significative.
La possibilità di conoscere, ascoltare, imparare e comprendere ci aiuta ad essere persone libere da una scuola di pensiero sempre più diffusa che da sempre più valore all’apparire rispetto all’essere.
Sicuramente una tappa importante nel mio viaggio sono stati 10 giorni in cui ho parlato, mangiato, riso, condiviso… vissuto con ragazzi così diversi da me, e alla fine così uguali
“…che cos’altro ti aspetti?”
Constant
La Vela: il villaggio dei sogni
Un villaggio senza confini
un luogo Unico
il villaggio di speranza
il villaggio di tutti
un crocevia
un luogo di incontro, condivisione, riflessione, sperimentazione, di scoperta di dare e ricevere, di divertimento, di riposo…
è una scuola in tutto.
Alla Vela, si sta bene
la Vela è un sogno
Il campo internazionale ha mosso in me lo spirito di comunità, di riflessione continua, di mondialità, mi ha fatto capire che la diversità è un valore nascosto dai nostri pensieri, dai nostri egoismi, che non ci danno mai Tempo per dedicarci alla ricerca del Vero.
Lì, c’è occasione di fermarsi un po’…
E’ un’esperienza che ci mette tutti intorno ad una sola tavola, per condividere e riflettere per una causa comune, che è “la riconquista di una vita dignitosa di tutti gli esseri umani nel mondo intero, secondo il disegno di Dio”.
Ecco, così possiamo costruire un nuovo mondo:
un mondo come la Vela
un mondo unito
un mondo più umano
un mondo più fraterno
un mondo più giusto.
Un mondo dove la dignità umana è regola quotidiana e fondamentale.

Viaggio – pellegrinaggio in Russia

Mosca – San Pietroburgo

17 marzo – 24 marzo 2007

 

Sabato 17 marzo – Domenica 18 marzo

 Ritrovo all’aeroporto di Firenze alle 15.30. Partenza per Mosca alle 17.15 con il volo dell’Alitalia, scalo a Milano Malpensa.

Alle 02.20 circa si arriva a Mosca, ci accoglie Dimitri: Lorenzo ha il passaporto danneggiato e verrà reimbarcato sull’aereo. Inutili sforzi dell’Ambasciata italiana contattata nella notte.
All’alba trasferimento in uno dei residence dell’università Mgimo (Istituto per le relazioni internazionali). Siamo sistemati in tre appartamenti.

Alle  8 partenza per il pellegrinaggio a Serghiev Posad. Con noi Alessandra, Caterina e Dimitri, come per il resto del soggiorno a Mosca.
Visitiamo il Monastero: la tomba di San Sergio, il museo, la Cattedrale dell’Assunzione, le altre cattedrali.
Pranziamo in ristorante e nel pomeriggio ritorniamo a Mosca.

Alle 19 la Santa Messa in uno degli appartamenti, poi la cena. Un breve incontro tra noi e poi a dormire.

 

Lunedi 19 marzo

 

Celebriamo le lodi e la S. Messa, poi colazione al Mgimo.
Alle 11 incontro presso l’Associazione “Common cause”: presidente ed altri dirigenti, poi il pranzo con Mikhail Arteev, responsabile dei rapporti con l’estero della stessa associazione.
Alle 16 visita al Monastero di San Danilov (Patriarcato della Chiesa Ortodossa Russa – Dipartimento delle Relazioni Esterne): incontro cordiale (in italiano) con padre Igor Vhyzanov, segretario per i rapporti intercristiani, ed un suo collaboratore. Regaliamo un quadro con l’immagine della Santissima Annunziata. Con noi Julia, docente di italiano al Mgimo.
Alle 18 (in delegazione) visita alla Nunziatura e lungo incontro con Mons. Antonio Mennini.
Visita serale della Piazza Rossa.
Rientro tardi al residence: vespri, cena, poi a dormire.

Martedì 20 marzo

 

Poco dopo le 7 arriva Lorenzo dall’Italia, con documenti e visto nuovi.
Celebriamo le lodi e la S. Messa, poi colazione al Mgimo.
Visita del centro di Mosca, della Piazza Rossa, di San Basilio, della Cattedrale della Resurrezione, del Cremlino e delle sue cattedrali. Si va anche al Consolato a far riparare gli altri tre passaporti deteriorati.
Pranzo pomeridiano al Mgimo.
Ritorno a Mosca centro e visita sull’Arbat.
Rientro tardi al residence: vespri, cena, poi a dormire.

 

Mercoledì 21 marzo

Celebriamo le lodi e la S. Messa, poi colazione al Mgimo.
Visita del Mgimo accompagnati dagli studenti. Gabriele intanto incontra la prof. Zonova. Ci si riunisce tutti al Dipartimento diplomatico.
Ricevimento ed incontro con il prof. Loginov, Vice Rettore, e la moglie. Sono presenti anche Mikhail Arteev ed Evghenij Silin, direttore dell’Aeac.
Pranzo al Mgimo e partenza in metropolitana per il centro di Mosca.
Alle 16 (in delegazione) incontro alla Duma con Sergheij A. Popov, presidente del Comitato per le Organizzazioni pubbliche e religiose. Ci accompagna mons. Ante Jozic, segretario della Nunziatura. Sono presenti anche l’assistente del presidente ed il deputato delegato ai rapporti interparlamentari con l’Italia. Doniamo “La Pira immagini di storia”.
Ci si riunisce tutti a San Luigi dei Francesi e visitiamo la chiesa. Visita al vicino monastero ortodosso: c’è il servizio liturgico serale.
Rientro in taxi al residence: vespri, cena e momento insieme ai nostri accompagnatori moscoviti, che salutiamo.

Giovedì 22 marzo

Trasferimento all’aeroporto di Mosca-Vnukovo. Lodi in aeroporto
Partenza per San Pietroburgo alle 10.40 con un volo interno, con noi Mikhail Arteev, che ci accompagna a San Pietroburgo.
Arrivo alle 12 a San Pietroburgo – Pulkovo 1.
Ci accolgono Maria Gurenovich ed un altra ragazza della parrocchia cattolica di Santa Caterina, Kiril Nosenko e padre Dionisio, collaboratore del Vescovo Markel (ha studiato latino presso il Seminario cattolico).
Ci trasferiamo nel Seminario cattolico dove pranziamo, con noi tutti gli accompagnatori.
Ci salutano il rettore, italiano e padre Mariano, spagnolo e studioso di La Pira, a cui lasciamo le note biografiche.
Visitiamo S. Isacco e la Fortezza di San Pietro e Paolo, sosta sulla Neva con scivolata in acqua di Daniele.
Alle 18 incontriamo presso la parrocchia di Santa Caterina suor Isabel ed alcuni dei ragazzi che sono stati nostri ospiti in Italia negli anni scorsi. S. Messa concelebrata da don Giovanni e padre Nicolai.
Rientro in metro al Seminario, poi cena. Dopo, una passeggiata fino alla piazza del Palazzo d’Inverno ed alla Neva.

Venerdì 23 marzo

Lodi e S. Messa presso il Seminario.
Colazione e poi visita del Cimitero di guerra di San Pietroburgo (assedio tedesco nella seconda guerra mondiale); al Monastero di San Alessandro Nevskij preghiera sulla tomba del Metropolita Nikodim. Incontro (in delegazione) presso le casa delle suore domenicane.
Pranzo presso il monastero.
Visita dell’Ermitage ed alle 19 assistiamo alla Boheme presso il Teatro Marinskij.

Rientrati al Seminario i nostri accompagnatori organizzano, con la collaborazione di padre Markus, vice rettore, una piccola festa per il diciottesimo anniversario di ordinazione sacerdotale di don Giovanni.

Ci benedice padre Dionisio.

Sabato 24 marzo

S. Messa, colazione e poi lodi al Seminario. Splendida giornata di sole.
Ci trasferiamo in pulmann a Puskin e visitiamo il Palazzo d’estate degli zar a Tsarkoie Selo: la visita è stata organizzata ed offerta dal Vescovo Markel.
Andiamo a San Teodoro dove ci accoglie padre Sergheij; visitiamo la Cattedrale, ormai quasi del tutto restaurata; nella parte superiore si sta completando l’iconostasi. Pranzo (con spaghetti e thé).
Incontro con il Vescovo Markel, ausiliare del Metropolita di San Pietroburgo.
Ci trasferiamo nel pomeriggio all’aeroporto di San Pietroburgo – Pulkovo 2.
Salutiamo i nostri accompagnatori, che sono venuti tutti in aeroporto.
Alle 18 circa partiamo per Firenze con il volo dell’Alitalia (via Milano Malpensa).
Arriviamo a Firenze alle 21.45.