Le generazioni nuove di tutti i popoli alzano […] il loro sguardo pieno di speranza verso le nuove frontiere storiche del mondo […] e si impegnano di attraversarle insieme e di costruire insieme la nuova, universale, pacificata e fraterna casa degli uomini

 

(Dichiarazione finale della Conferenza Internazionale della Gioventù per la Pace e il Disarmo – Firenze, 1964)

 

In un mondo in costante e frenetico cambiamento, sono tante e importanti le sfide che siamo chiamati ad affrontare. La dimensione sempre più globale e trasversale di molte di queste, basti pensare ai cambiamenti climatici, mette in luce l’insufficienza di risposte provenienti dall’iniziativa di singole individualità, troppo spesso parziali e isolate. Ci sentiamo, quindi, di affermare con forza che questa non può che essere la generazione della comunità, una generazione che insieme immagina e mette in pratica risposte comuni!

Dall’altra parte però siamo spinti ad adottare atteggiamenti egoistici ed individualisti che confliggono con la necessità di agire in modo comunitario e coordinato, mettendo al centro le conseguenze sociali delle azioni individuali.

Ci proponiamo dunque, durante il Campo Internazionale, di fare un passo indietro e confrontarci su due elementi cruciali per la vita assieme: la comunità e le generazioni. 

Riteniamo infatti che riscoprire tali dimensioni, fortemente legate tra loro, e declinarle secondo le specificità del nostro tempo rappresenti il necessario punto di partenza per fornire risposte di ampio respiro alla importanti sfide odierne: come stanno cambiando le comunità? Come interagiscono diverse generazioni nella comunità? Come orientare la comunità a prendersi cura delle generazioni future?

 

Non da soli: persona e comunità

Il tema della comunità, del vivere insieme, dello sforzo congiunto per perseguire un obiettivo ed una finalità comune, si lega a doppio filo al tema generazionale. Molte delle comunità in cui viviamo sono infatti un bacino di incontro e condivisione intergenerazionale: pensiamo alla famiglia, le associazioni, le nostre città, le Nazioni.

È nella comunità, infatti, che la persona si realizza, cresce, scopre i propri talenti e le proprie inclinazioni, definisce la propria identità. È nella comunità che si trasmette la memoria, pubblica e privata, alle giovani generazioni ed è nella comunità che si pianifica il futuro.

In una tale ottica risulta quindi cruciale riflettere sul rapporto tra persona e comunità e sui rischi che possano derivare ove questo venga ad incrinarsi. 

Può infatti accadere che il singolo sfrutti la propria comunità di appartenenza al solo scopo di raggiungere una propria realizzazione personale. Al contrario, talvolta può verificarsi che l’autonomia e i desideri dei singoli vengano appiattiti e sacrificati dinanzi all’interesse della massa.

L’appartenenza ad una o più comunità di riferimento rappresenta una necessità di ciascuno di noi: ci aiuta a definirci, ci sostiene nei momenti di difficoltà, ci aiuta a sviluppare le nostre idee e convinzioni. Tendiamo quindi, in maniera naturale, a scegliere di far parte di comunità che avvertiamo vicine, di cui fanno parte persone simili a noi per idee, provenienza, livello di istruzione, esperienze condivise, confessione religiosa. Si corre perciò il rischio che la comunità diventi un luogo di rifugio, in cui rafforzare le proprie convinzioni e di esclusione verso chi alla comunità non appartiene. O ancora, quello di snaturarsi, vestire una maschera, per essere accettati dalla comunità.

Al fine di evitare, o quantomeno limitare, questi pericoli è importante che ogni persona ed ogni comunità sia aperta al dialogo, attenta alle differenze sia all’interno che all’esterno della comunità stessa, sia inclusiva e non esclusiva, sia aperta al cambiamento. Soprattutto, è fondamentale che al di là dei tratti distintivi delle singole persone e delle singole comunità ci si riconosca come appartenenti ad unica e fraterna famiglia umana.

 

Un patto generazionale: vivere il presente e costruire il futuro

Le comunità, dunque, non sono entità assolute e monolitiche: queste evolvono, si trasformano, si rafforzano anche e soprattutto entrando in contatto una con l’altra, accogliendo ed esaltandone le diversità.

Tuttavia, sempre più spesso, molte comunità – anche Nazionali – rifiutano radicalmente ogni tipo di cambiamento e incontro, alimentando una cultura dello scontro in cui le differenze non sono una ricchezza ma un attacco alla propria identità e in cui i confini devono essere difesi e non superati. 

Ciò si contrappone con la necessità di agire insieme per il bene comune che le sfide della modernità ci mostrano con sempre maggiore forza: come è possibile, infatti, immaginare risposte coerenti ed efficaci ai cambiamenti climatici, allo sviluppo sostenibile, ai fenomeni migratori, ai mutamenti dei mezzi di informazioni, al rapporto tra lavoro e nuove tecnologie se non con una risposta comune? Come affrontare queste “nuove frontiere storiche del mondo” se la tradizione rappresenta qualcosa da custodire gelosamente e perpetuare nel presente e non delle solide radici da cui immaginare soluzione nuove?

Se la paura, la diffidenza, la difficoltà dell’incontro e del dialogo esistono e non possono essere ignorati se si vuole guardare al mondo con realismo, è tuttavia importante riaffermare che le distanze e le differenze rappresentano una ricchezza e un punto di partenza per creare legami e non scuse per rifugiarsi nei propri egoismi.

Ovviamente, problemi talmente complessi non si prestano ad una risposta semplice ed univoca, né è possibile affrontarli in maniera esaustiva in una volta sola. La nostra parziale ma convinta proposta è quella di adoperarci per un nuovo patto generazionale e comunitario.

Comunitario perché le sfide di oggi non si possono non affrontare assieme, perché una rispettosa e fattiva collaborazione tra diverse opinioni, talenti, inclinazioni personali e culturali è l’unica via possibile.

Generazionale perché le “nuove frontiere storiche” e le risposte che saremo in grado di fornire non sono fini a se stesse: esse infatti si radicano nel passato e avranno conseguenze per le generazioni a venire. È dunque necessario superare gli egoismi propri delle vecchie generazioni verso le giovani e future generazioni e sviluppare un principio di responsabilità nelle scelte di politiche ma anche negli stili di vita individuali e nelle scelte di consumo: la consapevolezza delle conseguenze delle nostre scelte e una visione di lungo periodo.

Ed è in un tale contesto che la Politica, ossia l’impegno orientato alla edificazione della società, non può che essere il luogo deputato a farsi garante e motore di questo patto. Una politica che accolga, includa ed esalti le differenti identità che compongono la famiglia umana, una politica che non lasci indietro nessuno e una politica che alzi il suo sguardo pieno di speranza verso il futuro.

 

Ascolto, armonia e comunione: il dialogo inter-religioso

L’adesione e la costruzione di un patto generazionale e comunitario porta con sé il riconoscimento di essere parte (piccola ma importante!) di un disegno più grande, di un ideale più alto. Il patto generazionale necessita, dunque, di uno sforzo spirituale comune: la consapevolezza che ciò che individualmente facciamo non si risolve in noi e per noi ma si apre ad un bene più grande.

In particolare, la dimensione della comunità e delle generazioni è elemento fondante nelle religioni abramitiche: la dimensione della fede non è un fatto meramente privato ed intimistico ma si inserisce in un contesto comunitario dove la tradizione e la trasmissione della fede hanno un ruolo primario. Dunque, un dialogo inter-religioso franco e rispettoso teso ad evidenziare le comunanze e le differenze, rappresenta certamente un’opportunità importante di arricchimento reciproco.

Tra i molti spunti che i Testi Sacri e le tradizioni abramitiche possono offrire vorremmo concentrare la nostra riflessione su tre aspetti fondanti della comunità nella sua dimensione intergenerazionale: l’ascolto, l’armonia e la comunione.

L’ascolto a cui Dio esorta all’inizio dello Shemà: “Ascolta Israele” (Dt. 6, 4). Siamo invitati a porci in una dimensione di disponibilità all’accoglienza e per questo rappresenta un prerequisito per costruire la comunità. E ancora, alla dinamica dell’ascolto si lega quella della trasmissione: “lo racconterai ai tuoi figli”, aprendosi al tema delle generazioni tutte facente parti di un disegno più’ grande.  L’armonia fra i membri, ossia la consonanza di voci diverse che creano un’espressione compiuta, come elemento fondante di ogni comunità: “Quando eravate nemici fu Lui a riportare armonia nei vostri cuori” (Corano, Sura III, 103). La comunione come vincolo libero e liberante su cui si fonda il rapporto tra Dio e l’uomo e che permette agli uomini di riconoscersi come fratelli.

 

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