Quei consigli di Paolo VI –  Ai giovani dell’Opera fiorentina intitolata al politico cristiano 

Tra gli oltre ventimila giovani che, dal 1952, hanno partecipato ai campi scuola dell’Opera La Pira ci sono due presidenti del Consiglio — Romano Prodi e Matteo Renzi — e almeno cinquanta vocazioni sacerdotali per le diocesi di Fiesole e Firenze. Ma soprattutto una schiera di uomini e di donne che continuano a mettere in campo giorno dopo giorno, in famiglia e nei più diversificati ruoli nella società, quella formazione umana e cristiana che è il cardine della proposta educativa pensata e testimoniata dal fondatore dell’Opera, Pino Arpioni. 

A dieci anni dalla morte, la storia di questo appassionato educatore è raccontata, con foto e testi inediti, nel libro Pino Arpioni e La Vela – Sessant’anni di campi-scuola (2014, Edizione cooperativa fiorentina, pagina 272, euro 25,00). Lo ha curato Claudio Turrini, uno dei suoi ragazzi. E davvero nel profilo dell’educatore Pino Arpioni si riconoscono anche i profili di migliaia di giovani con, sullo sfondo, quello di Giorgio La Pira. Fu proprio lui a dire ad Arpioni di essere «bussola e telescopio» per le nuove generazioni, come scrive nella prefazione del libro il cardinale Silvano Piovanelli. Mentre il presidente dell’Opera, Gabriele Pecchioli, ricorda come l’espressione più caratteristica di Arpioni — «è di fondo » — sia l’invito a non perdersi in chiacchiere e tornare sempre all’essenzialità della vita cristiana.

Oggi l’Opera prosegue il suo servizio dando vita a campi scuola a Castiglione della Pescaia e a Pian degli Ontani, forte dell’eredità di La Pira e della testimonianza sul campo di Pino Arpioni. E facendo tesoro anche dei consigli pratici di Paolo VI e di Giovanni Paolo II che più volte hanno ricevuto i giovani toscani in udienze private. Papa Montini, amico di lunga data di La Pira, nel 1975 dette persino vita a un vivacissimo botta e risposta con Arpioni, rivelando così l’occhio lungo dell’antico assistente dei giovani universitari. E suggerendo anche con consigli pratici, con l’invito a saper studiare il passato per essere avanguardia nell’evangelizzazione.

E a questo proposito annunciò proprio a questi giovani — con la battuta «ora facciamo indiscrezioni da sala stampa» — le linee essenziali della Evangelii nuntiandi che a breve avrebbe firmato. Nel 1982, alla presenza di madre Teresa in partenza per il Libano, Papa Wojtyła ricordò ai rappresentanti dell’Opera La Pira che non avrebbe alcun senso studiare il problema della pace solo «dal punto di vista accademico, astratto» se proprio la pace non fosse uno stile di vita personale e quotidiano.

Consigli pratici che Arpioni ha fatto propri, aggiungendoli alle esperienze vissute alla scuola fiorentina del cardinale Dalla Costa, con don Facibeni, don Bensi, Fioretta Mazzei ma soprattutto La Pira. Dal 1951 Arpioni è al fianco proprio del sindaco La Pira nella veste di assessore e di responsabile dei cantieri di lavoro. Il rapporto con La Pira è decisivo per comprendere Arpioni e il suo stile di educatore: basti pensare che «il professore » visse nella sede dell’Opera, che oggi porta il suo nome, gli ultimi sette anni della sua vita, confrontandosi con i giovani su i più scottanti temi di attualità. Dalle sue idee sono scaturiti anche intensi dialoghi avviati dai giovani toscani con gli anglicani, gli ortodossi greci, il mondo russo e i loro coetanei israeliani e palestinesi.

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