In vista del nuovo round negoziale tra Marocco e Fronte Polisario sponsorizzato dall’Onu, la colonizzazione nei Territori occupati permane. Il racconto da Laayoune, tra mancanza di lavoro e la repressione di Rabat.

Laayoune (capitale ufficiosa del Sahara Occidentale) 1 febbraio 2019. Si era dovuto fare tutto molto in fretta per schivare il divieto, camminare a passo spedito per evitare le guardie, inventarsi una scusa per eludere il controllo. Si era dovuto nascondere il registratore per rompere il silenzio, si era dovuto infilarsi di soppiatto per vedere da vicino cosa c’è oltre il muro e le mine, per conoscere l’isolamento.

Si era capito fin dall’inizio che non si era i benvenuti, almeno per qualcuno. Che c’erano dei sospetti e degli sguardi complici, fra le bandiere rosse con la stella verde erette ogni dieci metri e le gigantografie di Re Muhammad VI, fra il campo da calcio sponsorizzato dall’AC Milan e il Mc Donald’s impadronitosi della piazza grande. Che c’era qualcosa che non andava era nell’aria e lo si respirava, che sarebbe successo qualcosa ce lo si aspettava: è arrivato con solo poche ore di ritardo.

La mattina hanno bussato alla porta in sei, vestiti in borghese e abituati a comandare. A prendere senza chiedere. I servizi segreti ci hanno messo in stato di fermo e ci hanno interrogato, hanno registrato e catalogato il materiale raccolto che sono riusciti a trovare e ci hanno espulsi, pur assicurandosi di continuare a pedinarci. Hanno detto che era stato commesso un reato, che si era fatto qualcosa di illegale.

È successo a Laayoune un paio di mesi fa, nella capitale del Sahara Occidentale occupato dal Marocco. Qualcosa di illegale agli occhi dei servizi segreti era stato effettivamente commesso: un incontro – che per com’è la situazione in loco era diventato clandestino – con rappresentanti del popolo sahrawi organizzati nel sindacato dei lavoratori e dei disoccupati. 

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Si sarebbero dovute vedere molte cose, ma il Marocco non lo consente e anzi lo giudica illegale: parlare con rappresentanti del popolo originario sahrawi è sufficiente per venire arrestati e implicare, per chi ha parlato, una notte nel posto di polizia. Il Sahara Occidentale è un territorio occupato. Dal 1975 il Regno del Marocco lo considera di sua proprietà, sebbene ciò sia in disaccordo con la Corte Internazionale di Giustizia, che nel 1963 lo ha inserito nella lista dei territori non autonomi e ha stabilito che non appartiene in alcun caso al Regno del Marocco.

Dal giorno della Marcia Verde, quel 6 novembre 1975 in cui Re Hassan II promosse l’invasione del Sahara Occidentale da parte di 300mila cittadini marocchini accompagnati da soldati e blindati e ne strappò di fatto il controllo alla precedente forza colonizzatrice spagnola, il popolo sahrawi vive sotto occupazione. Significa subire una discriminazione diaria nell’accesso alla sanità e all’educazione, al lavoro e agli spazi politici e sociali. Significa subire il saccheggio sistematico delle proprie risorse naturali da parte del governo occupante e di multinazionali straniere.

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Con il tempo, nella vicina Algeria, attorno alla città di Tindouf, sono cresciuti diversi campi profughi in cui oggi vivono ammassati 173mila sahrawi, dipendendo quasi completamente dagli aiuti internazionali. Va aggiunto un cessate il Fuoco nel 1991 promosso dalle Nazioni Unite e a cui a sua volta è seguita una promessa: il Referendum per l’autodeterminazione del popolo sahrawi, da organizzarsi entro 6 mesi dall’arrivo della missione Onu della Minurso nel 1991.

Ma sono passati 28 anni, il Referendum non è ancora stato fatto e il popolo sahrawi sta perdendo la speranza oltre alla pazienza. A inizio dicembre 2018, dopo sei anni dall’ultimo tentativo, l’attuale inviato speciale delle Nazioni Unite per il Sahara Occidentale, Horst Kohler, ha convinto il Fronte Polisario e soprattutto il Marocco a tornare a parlare: si sono riaperte le negoziazioni, il cui prossimo incontro è previsto nel primo trimestre del 2019.

Lo stesso inviato speciale si è detto soddisfatto per l’atmosfera positiva e lo sguardo propositivo assunto da entrambe le parti, che hanno convenuto che la soluzione al conflitto è l’unica opzione per costruire un clima di pace nella regione. Va detto, però, che il Marocco sembra stia avvalendosi di queste negoziazioni per riaprire un dialogo con l’Algeria, mentre il Fronte Polisario continua ad attenersi a quella del Referendum come unica soluzione possibile.

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Per saperne di più… http://nena-news.it/sahara-occidentale-il-conflitto-dimenticato/

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